Il professor McCloose
Il prequel e La macchina: lo scienziato che nel 1868 prova a fermare il tempo accelerando i propri ritmi vitali.
Due brevi fumetti, tre canzoni e tanta teoria
Il professor John McCloose, illustre docente della Hempshire University, è il mio primo tentativo di dare forma a un'idea che mi accompagna da sempre: i ritmi. Quelli dei passi, del cuore, del respiro, di una conversazione. La sua storia è fatta di due brevi fumetti e di tre canzoni: Una folle idea e Viaggio nelle sincronie dei Samsara e La polvere.
La storia
Tutto comincia osservando i passi della gente: due persone impegnate in una conversazione piacevole tendono a sincronizzare il ritmo dei passi, e lo stesso succede al cuore e al respiro. McCloose si convince che l'essere umano cambia spontaneamente i propri ritmi vitali quando deve comunicare, e progetta una macchina capace di variarli. Potrebbe aiutare molte persone nei rapporti con gli altri, e forse anche la solitudine di chi ha sempre preferito i libri alla gente.
Il 22 marzo 1868, nella soffitta del suo laboratorio, la mette in funzione: vuole accelerare il proprio ritmo vitale fino a vedere una goccia fermarsi a metà della caduta. "Questa notte io fermerò il tempo." Ma più il tempo rallenta, più l'ambiente perde luce. E quando si affaccia sulla città scopre che tutti hanno attorno uno strano alone, ognuno diverso: sottile, spesso, splendente, cupo. Sconvolto, abbandona per sempre il laboratorio e lascia il diario come unica testimonianza.
Per tredici anni conduce una vita regolare. Poi, dal 14 ottobre 1881, di lui non si sa più nulla: quel giorno, alle 11.04, la madre, il droghiere e un'intera aula universitaria lo vedono apparire e scomparire, nello stesso momento, in luoghi diversi.
Le tavole
La macchina (soggetto e sceneggiatura di Adolfo e Federico Zilli, disegni di Federico Zilli) è uscito insieme ai testi delle canzoni di Imaginaria; il prequel racconta come tutto è cominciato. Clicca su una tavola per vederla in grande.





La teoria
Dietro il professore c'è una domanda: perché ci sono istanti eterni e ore rapidissime? Forse perché in certi istanti percepiamo la realtà con una frequenza maggiore, più volte al secondo. Ogni ritmo, parlare, camminare, disegnare, è una forma di comunicazione, e per capirli tutti bisogna accelerare il ritmo delle proprie percezioni. Proprio come fa McCloose con la sua macchina.
Anche gli aloni del fumetto hanno una spiegazione. Quando qualcosa ci interessa, la sua immagine si imprime nella retina più volte al secondo e si somma a quelle degli istanti precedenti; i piccoli movimenti degli occhi la spostano e creano una specie di nuvola attorno a ciò che guardiamo. È una misura dell'interesse, della qualità, che non sta né nell'osservatore né nell'osservato ma nella relazione tra i due: un concetto che Robert Pirsig approfondisce in Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta.
E la conclusione: la comunicazione è passaggio di energia, l'energia è un'onda, l'onda ha una frequenza, la frequenza è un ritmo. Quindi la comunicazione è un ritmo. Quando l'onda non ha frequenza, quando è casuale, non passa niente: è rumore.
Il professore è tornato più volte nei miei lavori: in Assioma 5 per parlare di energia, in Pulboz (Teatro) per parlare di reincarnazione.
Le canzoni
Una folle idea e Viaggio nelle sincronie chiudono Imaginaria (1997) dei Samsara. Nella prima il professore torna in soffitta e trova "energie latenti sparse in nome di un'idea"; la seconda è il viaggio stesso: "accelera il ritmo, la mia percezione rallenta". La polvere riprende il filo: il pulviscolo come colonie di forme di vita sospese nell'aria, forme pensiero che ci circondano e che respiriamo, "coscienze che fluttuano".
Le canzoni del professor McCloose · 3 brani
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